Quanto segue è la recensione pubblicata sul newsgroup i.a.m.s.c. a cura di Stefanone Brown Sound (ZioPeps per
gli amici), folgorato dall'Opera del Maestro Biggei dopo
aver ricevuto, via posta ordinaria, una rarissima copia
del superbo ciddì Brain Juice...
Si dice in giro che questo scritto sia stato l'ultimo
atto del Peps, prima del ricovero forzato in una clinica
psichiatrica per una grave forma depressiva di cui sono
ignote le origini.... o forse no? :-)))
Beh... comunque sia andata, buon divertimento!
Brain
Juice
Personaggio dai ruvidi trascorsi folkloristico-psichedelici,
Paolo B.J. (Biggeo per gli amici) ci propone un
album anomalo,
o quantomeno inaspettato
(gia a cominciare dalla bella immagine di copertina,
insolitamente curata,
in perfetto stile minimalista con contaminazioni naive)
che solo a sprazzi si concede alle intemperanze che hanno
contrassegnato la sua carriera di musicista.
[n.d.r. - Il ciddì in questione
era stato recapitato nella sua custodia originale Prinko™,
con titoli scritti a pennarello e relativo "disegnino"
di pupazzetto
che brandiva una specie di.... basso(?). Di qui la
sottile ironia]
Il
CD comincia un pò in sordina sulle note quasi
"dimesse"
di " Why not", per poi prendere immediatamente
quota
nei successivi 13 tiratissimi brani
in cui la prevalenza di atmosfere elettroniche in puro
stile Eighties
(di derivazione ora Zawinuliana, ora Breckeriana) non
priva di una certa
piacevolezza canzoni che poggiano su arrangiamenti spesso
curiosi,
non di rado furiosi, anche se talvolta ossessivamente
amalgamati.
Più
Weather Reportiani di così non potevano essere perle
come "Once again" (titolo che pare sia stato
suggerito dalla moglie)
o "Early Morning" (che anche per la sua
inaspettata brevità,
oltre che per la collocazione temporale della "situazione",
pare proprio essere la risposta dell' artista al tema
precedente):
l' influenza "meteorologica" è infatti
percepibile in tutto l' album
o quasi, al punto che le somiglianze sono a volte
imbarazzanti.
Ma
a parte questo, il disco vive di una tensione propria
che deriva dalle atmosfere evocative generate dall'
ambientazione
esotica di brani quali "Viesù" e "Africa",
per non citare "Middle East"
o addirittura i velati richiami latinoamericani di "Fast
track" e " George",
che consentono al nostro di evitare , anche se per poco,
il sospetto di clonazione.
Cionostante
non possiamo esimerci dal tessere le lodi
di un audace e lungimirante artista quale è il Biggeo,
la cui raffinatezza formale si manifesta negli impasti
elettrici
di tastiere e zampogne scozzesi (Scottisch Cross)
che si fanno decisamente ricchi ed intensi
in virtù del tessuto ritmico dominato da un basso di
grande statura
ed un uso delle percussioni che non cessa mai di
smetterla di soprenderci.
Concludiamo
citando il brano che ci è più caro, il conclusivo
"Seen",
in cui l' intreccio degli overdrive e delle chitarre
acustiche
pennellano insieme agli archi e ai legni, i chiaroscuri
a tratti spettrali di un paesaggio ambiguo ed instabile,
dominato da una sezione ritmica in 9/8,
che definire "inquietante" è sicuramente
riduttivo.
Brown
Sound
[i.a.m.s.c. 08.02.2001]
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